Ripartire dal cuore di Pieve Emanuele

Ci sono interventi che si fanno notare subito. Altri, invece, acquistano significato solo quando si guarda un po’ oltre l’opera in sé.

La demolizione della vecchia torre piezometrica di Pieve Centro appartiene, secondo me, a questa seconda categoria.

È un intervento al quale ho lavorato per circa due anni e mezzo. Non soltanto perché è stato necessario reperire risorse importanti, circa 250.000 euro: la demolizione della vecchia torre era stata infatti inserita nella programmazione delle opere pubbliche del Comune.

Il punto, però, è anche un altro.

Quella torre era lì da decenni. Un manufatto ormai inutilizzato, nel pieno del centro storico, a pochi passi dalla chiesa di Sant’Alessandro. Non era probabilmente tra i problemi più evidenti di Pieve Emanuele e proprio per questo sarebbe stato facile continuare a rimandare.

Abbiamo scelto invece di intervenire.

Perché anche il modo in cui vengono distribuite le risorse racconta quale idea di città si sta cercando di costruire.

Pieve Centro è il luogo da cui la nostra città ha avuto origine. Negli anni, però, il centro storico ha finito per occupare uno spazio meno rilevante rispetto ad altre aree del territorio. La presenza stessa di una struttura inutilizzata da così tanto tempo era, in qualche modo, il segno di questa condizione.

La sua rimozione non risolve naturalmente da sola il tema del rilancio del centro storico. Ma rappresenta uno degli interventi attraverso i quali stiamo cercando di riportare attenzione e investimenti nel cuore originario di Pieve Emanuele.

In questo senso, i 250.000 euro destinati all’intervento non sono soltanto il costo di una demolizione.

Sono una scelta.

Quella di tornare a occuparci di un luogo che per troppo tempo è rimasto ai margini delle priorità e che vogliamo riportare progressivamente dentro le strategie di trasformazione della città.

A volte anche togliere qualcosa può essere il primo passo per ricominciare a prendersi cura di un luogo.

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